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Democrazia Affettiva di Renato Palma

Si tratta di inventare un sistema di relazioni tra pari, che garantisce il rispetto delle preferenze individuali sul modo di organizzare la propria vita, naturalmente senza fare ricorso alla forza.

Le relazioni educative, che dovrebbero essere il seme della democrazia affettiva, non sono, purtroppo, ancora considerate relazioni tra pari: la democrazia affettiva garantisce la felicità nella relazione educativa.

I luoghi comuni dell’educazione

  1. Trattare con fermezza = educare bene                                           Trattare con cortesia = viziare
  2. Viziare = dargliele tutte vinte

  • Ogni preferenza deve essere un casus belli?
  • Quali sono le battaglie che non dobbiamo permettere che i bambini vincano?
  • Ci sono  metafore “non marziali” per descrivere la relazione con i bambini?
  • Cosa vuol dire fare di un bambino un bravo bambino?
  • Chiediamo ai bambini di diventare presto autonomi, ma a furia di dire sempre loro dei no non corriamo il rischio di farne degli automi?
  • Perché un bambino che vuole affetto viene considerato uno che fa il turbino?

Se un bambino viene sempre assecondato, e si sente dire in continuazione che è speciale, se ha il permesso di decidere le sue regole di volta in volta, che uomo ne verrà fuori? (Coetzee, L’infanzia di Gesù, pag 225)

Non si tratta solo di seguire le regole dell’aritmetica, ma di imparare a seguire le regole in generale. Se un bambino viene sempre assecondato, e si sente dire in continuazione che è speciale, se ha il permesso di decidere le sue regole di volta in volta, che uomo ne verrà fuori? (Coetzee, L’infanzia di Gesù, pag 225).

Sull’educazione dei bambini ci sono due scuole di pensiero, Eugenio. Una che dice che dovremmo plasmare il bambino come argilla per farne un cittadino virtuoso. L’altra dice che siamo bambini una sola volta e che un’infanzia felice è la base di tutta una vita felice. (Coetzee, L’infanzia di Gesù, pag 226).

La relazione ruota su due cardini: uno interno (il senso di fatica), l’altro esterno (il segnale di arresto). Nessuno di questi cardini deve fare attrito.

Mi sono sempre chiesto perché sono in pochi a fare obiezioni quando si tratta del diritto che hanno le persone adulte ad essere trattate con cortesia, mentre per i bambini in molti obiettano che sarebbe bello, ma è solo un’utopia.

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EDUCAZIONE

Quelli che prima di tutto l’educazione   (solo adulti)

RELAZIONE

Quelli che tutelano la qualità della relazione (bambini, ma anche adulti)

Quelli che pensano che una buona educazione richieda anche qualche piccola forzatura (il fine buono giustifica anche un piccolo maltrattamento)

Quelli che pensano che sia la relazione buona che fa realizzare una buona educazione

Quelli che non si fidano

Quelli che si fidano

Quelli che hanno paura che i bambini diventino piccoli tiranni

Quelli che alla fine sperimentano l’arbitrarietà degli adulti

Quelli che fanno una fatica enorme a fare conflitti che ritengono necessari

Quelli che pensano che i conflitti non siano necessari e che la fatica non sia inevitabile

Non si tratta solo di seguire le regole dell’aritmetica, ma di imparare a seguire le regole in generale.

La relazione ruota su due cardini: uno interno (il senso di fatica), l’altro esterno (il segnale di arresto)

Mi sono sempre chiesto perché sono in pochi a fare obiezioni quando si tratta del diritto che hanno le persone adulte ad essere trattate con cortesia, mentre per i bambini in molti obiettano che sarebbe bello, ma è solo un’utopia

Appena nato già danno regole alla madre, perché non si faccia sfuggire la situazione di mano: a quale altro animale viene detto fin dall’inizio quali sono le ore in cui deve mangiare?

Che cosa vuoi fare da grande? Vorrei essere felice

Perché ogni volta che mi parlano del futuro con loro non mi piace? Ma a loro piace?

Mi hanno fatto vedere il futuro: non funziona se non a costo di una grande fatica. Ma mi hanno detto che non c’è niente da fare. Mi devo adattare. Per diventare infelice e poco giocoso come loro?